Qualche volta, ai miei bimbi della classe di Propedeutica musicale o in ambito di Musicoterapia, propongo di esprimersi attraverso un disegno spontaneo su una base musicale da me scelta, in questo caso molto pacata, in tonalità maggiore, con timbri tenui che le davano un carattere “etereo”.

Il suono e la musica infatti sono fenomeni talvolta difficili da descrivere con la sola parola, tanto che che, per esternare le sensazioni che ci trasmettono, dobbiamo ricorrere ad altri sensi, così da darne una più esauriente descrizione: un suono “luminoso” (vista), un suono “graffiante” (tatto), una musica “dolce” (gusto) per farne solo alcuni esempi.
Il disegno e la rappresentazione grafica può essere quindi un valido ausilio per un bambino normodotato o con disagio psicofisico perché, attraverso il segno grafico, è agevolato nel renderci partecipi di ciò che accade in lui a livello emotivo durante l’ascolto musicale. Non solo, con tale attività è possibile dar forma ai suoi stati emotivi interni, imparando a riconoscerli e nominarli correttamente. Questo esercizio crea beneficio nelle tante situazioni emotive in cui il piccolo si verrà a trovare perché sarà in grado di dar un nome alle proprie emozioni e a regolarsi, contenersi al meglio (pensiamo a quanto potrebbe essere utile nel caso della rabbia).
Questo semplice e divertente esercizio è consigliabile quindi come ottimo punto di partenza per approfondire la conoscenza e la successiva regolazione emotiva utile, come dicevo, sia in presenza di disagio ma anche nell’età evolutiva di ogni bambino.

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