Dedicato a tutte le future mamme!!!
«L’orecchio umano, desideroso di ascoltare, prepara l’ambiente sin dai primi giorni della concezione»: con questa frase Alfred Tomatis, nel suo libro “L’orecchio e la vita”, ci fa capire fin da subito come siano importanti le esperienze fetali di tipo sonoro-musicale, su cui fondare le basi di quel processo comunicativo-relazionale che il bambino dovrà intraprendere subito dopo la nascita.
Nell’ambiente intrauterino, infatti, il feto è in grado di percepire sia i messaggi sonori che provengono dal corpo materno, come il battito cardiaco, la frequenza respiratoria, i borborigmi gastro-intestinali, sia i vari suoni provenienti dall’ambiente esterno, quali le voci umane e la musica. Proprio quell’orecchio umano di cui parla Tomatis permette quindi, sin dall’ambiente intrauterino, l’attivazione tra madre e feto di un intimo gioco del conoscersi e del riconoscersi, tramite sonorità elettive che potranno essere indispensabili al neonato per ritrovare quel clima di assoluta protezione che ha caratterizzato i mesi della sua vita prenatale.
E’ indubbio infatti che il piccolo, una volta venuto alla luce, prediligerà la voce materna che lo aveva intrattenuto nel corso della gravidanza, riconoscendone il timbro, le inflessioni e la ritmicità che la caratterizzano, e predisponendosi di conseguenza, egli stesso, ai processi comunicativi che sono parte di ogni contesto sociale. Ecco quindi che il feto prima, e il neonato poi, hanno modo di creare una continuità affettiva tra vita intra ed extrauterina, affidandosi proprio a quella vocalità materna percepita sin dalle origini come fonte vibratoria ipersensibile. Per aver prova di ciò è sufficiente riflettere sul gesto forse più istintivo per una neomamma, ovvero quello di cullare il proprio piccolo intonando dolcemente una ninna nanna con cui ella, inconsciamente, è in grado di ridonare al neonato il piacere di quella prima danza che ogni essere umano effettua nel liquido amniotico, risonando per simpatia, come ci conferma lo stesso principio della fisica acustica, sulle frequenze della voce materna.
A questo punto è facile intuire come una madre sana, serena e positiva avrà più possibilità di inviare al feto onde sonore altrettanto “positive”, perché queste non si deformeranno incontrando masse muscolari rigide e ipertese. Al contrario, una madre ansiosa e tesa tenderà a trasmettere il medesimo stato di contrazione ovvero, come si intuisce dal termine stesso, una “azione contraria” all’armonioso sviluppo del feto stesso. Inoltre, le emozioni fondamentali come paura, rabbia, oppure felicità e tristezza, non agiscono solo sul rilassamento e/o la contrazione delle masse muscolari, ma stimolano le ghiandole endocrine a secernere varie sostanze (adrenalina, acetilcolina, endorfine) che potranno giungere al feto tramite il cordone ombelicale. Il canto prenatale, come ci testimoniano gli studi di psicofonia effettuati dalla cantante Maria Luisa Aucher in collaborazione con Paul Cauchard, neurofisiologo alla Sorbona, investe interamente il corpo del feto e, nel contempo, la respirazione distesa influenza positivamente il tono muscolare della gestante, che risulta quindi meno contratto. Alla psicofonia si affianca l’uso spontaneo della voce come mezzo di comunicazione degli stati affettivi materni: ad esempio, la semplice ricerca di ninne nanne permette ai genitori di scoprire un proprio modo sonoro di rivolgersi al nascituro, iniziando quindi a prendersi cura di lui.
Altro punto fondamentale è l’ascolto musicale che, durante la gestazione, rilassa, distende, favorisce il contenimento dell’ansia ed evoca immagini positive che possono essere rievocate con le medesime musiche durante il travaglio, fra una contrazione e l’altra, nella prima fase dello stesso, per aiutare la donna a rigenerare le forze.
Anche il movimento sulla musica, nelle sedute di musicoterapia in preparazione al parto, aiuta la futura mamma a prendere maggiore confidenza con ogni distretto del suo corpo: distende, migliora la circolazione sanguigna nelle gambe e offre indirettamente al feto una sorta di massaggio. Inoltre la musica ascoltata in gravidanza sarà un utile strumento che i genitori avranno per calmare e favorire il sonno del piccolo, che di certo avrà memoria del contesto sonoro-musicale che lo ha accompagnato nella “notte uterina”.
Bibliografia:
- Ansaldi Giovanni, La «Lingua degli angeli». Introduzione all’ascolto della musica, Edizioni Guerrini e Associati, 1993
- Blacking John, Com’è musicale l’uomo?, Edizioni Ricordi LIM, 1986
- Bruscia Kennet E., Definire la musicoterapia, percorso epistemologico di una disciplina e di una professione, Edizioni Gli Archetti, Ismez, 1993
- Manarolo Gerardo, Manuale di musicoterapia. Teoria, Metodo e Applicazioni della musicoterapia, Edizioni Cosmopolis, 2006
- Orff Gertrud, Musicoterapia Orff, Cittadella Editrice, 2005
- Postacchini Pier Luigi, Ricciotti Andrea, Borghesi Massimo, Musicoterapia, Carocci Editore, 2001
- Postacchini Pier Luigi, In viaggio attraverso la Musicoterapia. Scritti di Musicoterapia, Edizioni Cosmopolis, 2006
- Ricci Bitti Pio Enrico, Regolazione delle emozioni e arti-terapie, Carocci Editore, 1998
- Schön Daniele, Akiva-Kabiri Lilach, Vecchi Tomaso, Psicologia della musica, Carocci Editore, 2009
- Spaccazocchi Maurizio, Musica in sé, Edizioni QuattroVenti, 2002
- Spaccazocchi Maurizio, La musica e la pelle, Franco Angeli Edizioni, 2004
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