E’ indubbio che lo scopo di ogni terapia è l’ottenimento di un benessere psico-fisico che permetta alla persona di relazionarsi alla vita in maniera armonica: grazie al supporto della musicoterapia è possibile attivare un processo sistematico di intervento in cui il terapeuta si pone come obiettivo il miglioramento dello stato di salute della persona, utilizzando il parametro sonoro-musicale nonché le relazioni che da esso si sviluppano come forze dinamiche di cambiamento. In ogni esperienza di musicoterapia, sia essa individuale o di gruppo, lo stimolo musicale viene utilizzato dal terapista con lo scopo di produrre una risposta nella persona, latente oppure manifesta. Nel primo caso si avranno risposte non direttamente osservabili, seppur significative, come la capacità di valutare, interpretare, preferire, ricordare; nel secondo caso invece si avranno risposte e comportamenti direttamente osservabili quali l’ascolto, l’esecuzione o ancora l’improvvisazione musicale attraverso il corpo, la voce o gli strumenti a disposizione. Sono poi da considerare gli stimoli extra-musicali che le esperienze di ascolto o esecuzione possono veicolare o stimolare, come le metafore musicali, le discussioni sulla musica, le memorie attivate dagli ascolti o altre diverse attività che proprio la musica può incentivare. Sono inoltre di fondamentale importanza le relazioni che si sviluppano durante gli incontri tra le persone, oppure fra individui ed oggetti: infatti, se la salute è concepita come stato di armonia e di equilibrio, allora i rapporti che si creano tramite l’esperienza musicale possono servire alla persona per acquisire consapevolezza su quali relazioni siano positive o meno, e ottenere il supporto necessario ad attivare dinamiche di cambiamento a livello fisiologico, psicofisiologico, comportamentale, emozionale e interpersonale. Tutti questi elementi sono essenziali, in particolare, quando si voglia impostare un progetto terapeutico con persone affette da disturbi alimentari, alla cui base vi sono motivazioni psicologiche da far emergere, analizzare ed elaborare.
Ma non è tutto: nell’impostazione di un progetto musicoterapico è necessario chiedersi se sia opportuno un intervento individuale o di gruppo per favorire l’avviamento e lo sviluppo del processo stesso di terapia. Nel secondo caso è necessario introdurre la persona in un contesto accogliente e contenitivo, che promuova importanti processi comunicativo-relazionali che consentano un confronto fra il proprio stato di disagio e quello degli altri, e che permettano il ripristino di una volontà di interazione con l’altro da sé talvolta offuscata dalla patologia. Il numero ideale di partecipanti è compreso fra sei e dieci; la seduta si svolgerà nell’arco di quarantacinque minuti/un’ora. Il terapista cercherà di attivare, tramite l’ascolto musicale (musicoterapia recettiva) o l’improvvisazione (musicoterapia attiva), processi di scambio e confronto. Lamusicoterapia attiva, che prevede l’improvvisazione musicale da parte della persona in interazione con il terapista o gli altri membri del gruppo, consente, attraverso lo strumentario a disposizione, di stabilire un rapporto con e tra i soggetti coinvolti, di facilitare l’espressività, di analizzare le tematiche che emergono dall’esecuzione/ascolto e di indirizzare la relazione così costituita verso gli obiettivi prefissati. L’improvvisazione rivela infatti tutte le strategie utilizzate e le capacità del soggetto di organizzarsi per entrare in comunicazione con l’altro da sé; importante in questa situazione è ovviamente la conoscenza preliminare dello strumento a disposizione e delle sue potenzialità espressive. Nell’ambito della musicoterapia recettivainvece, come sostiene Riemann nei suoi scritti, l’ascolto musicale «non consiste solo nel ricevere l’effetto dei suoni sull’apparato uditivo, ma nell’attivazione di funzioni logiche dello spirito umano». Questo sta a significare che l’ascolto della musica veicola di per sé sensazioni, emozioni e ricordi che inevitabilmente ci coinvolgono, e dei quali solo alcuni risultano verbalizzabili poiché in parte restano inesprimibili pur detenendo una profonda valenza affettivo-relazionale. Attraverso l’ascolto, infatti, si attiva nella mente una serie di immagini, paesaggi, situazioni che appartengono a una dimensione creativa collegata al mondo dell’immaginazione, della metafora e della fantasia, consentendo di esplicitare le complesse dinamiche del nostro mondo interno, altrimenti difficili da far emergere tramite la sola parola.
Nell’ambito di disturbi alimentari, ove sovente è difficile far parlare di sé e del proprio disagio, la musicoterapia può dunque rivelarsi un utile supporto, consentendo l’espressione dello scenario che caratterizza il mondo interiore del soggetto, in un contesto che pone come elementi imprescindibili l’ascolto, lo scambio reciproco, la comprensione e la regolazione dei vissuti emotivi espressi. Compito del terapista è rilevare, analizzare e restituire tali vissuti in maniera rielaborata facendo riflettere i partecipanti stessi, dopo l’ascolto o l’improvvisazione, sugli aspetti che hanno contraddistinto l’esperienza musicale ed emozionale.
La musica come forma di terapia si propone quindi di guardare alla persona nella sua globalità, indirizzandola verso un cammino di riscoperta del proprio sé che, pur non dimenticando le zone d’ombra che la malattia ha segnato nel percorso di vita del soggetto, porti al superamento della sofferenza psichica che è alla base del disturbo fisico. La musica sarà così la metafora di un viaggio effettuato in compagnia di identità altre che si trovano a condividere la medesima esperienza di crescita, confidando nel sostegno reciproco e nelle capacità di ausilio terapeutico riconosciute alla pratica musicale.
Bibliografia:
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