In questo articolo desidero spiegare brevemente quali sono i disturbi del comportamento nella Demenza ed il possibile ruolo della Musicoterapia in tale ambito.
Il termine stesso di Demenza deriva dal latino e significa “essere privato della propria mente”. Nel quadro sintomatologico di tale patologia sono presenti disturbi cognitivi come: deficit mnesici, disorientamento spazio-temporale, afasia, aprassia, acalculia, agnosia o ancora sintomi quali psicosi che comprendono allucinazioni uditive e visive, deliri paranoidei o ancora alterazioni dell’umore tra cui ansia, depressione o al contrario euforia; sintomi neurovegetativi come alterazione dell’appetito o del ritmo sonno-veglia, disturbi psicomotori quali vagabondaggio afinalistico, affacendamento e alterazioni della personalità che portano ad agitazione, aggressività minacciata o agita, disinibizione ed irritabilità. Tutto questo riduce il livello di autonomia nella vita quotidiana e necessità di assistenza costante, una situazione che quindi va a coinvolgere non solo il paziente ma tutto il nucleo famigliare.
In questo tipo di patologia in ambito Musicoterapico si predilige un contesto individuale in cui il terapista possa seguire la persona in un rapporto uno a uno, in quanto sarebbe difficile per il paziente stesso riconoscersi come appartenente ad un gruppo. La durata temporale del trattamento può essere anche molto breve, data la labilità emotiva ed attentiva nonchè collaborativa della persona, in un contesto che si pone costantemente in ascolto di quelle che sono le esigenze del soggetto. Il trattamento pratico consiste nell’utilizzo di suoni o musica come mezzo per intrecciare un momento di relazione di tipo verbale o non verbale facendo attenzione alle volontà espresse dall’anziano che assistiamo.
Ciò a cui va rivolta la nostra attenzione sono in particolar modo: l’area cognitiva ovvero le risposte cognitive che presuppongono capacità di valutazione, memoria e riconoscimento o ancora le capacità attentive che sono alla base della risposta cognitiva. Va poi considerata la risposta sensoriale o motoria ovvero la postura, il contatto visivo, tattile, uditivo ecc; non da meno risulta inoltre l’area emozionale ed affettiva che il paziente può, grazie al nostro intervento, rivivere e sperimentare nuovamente.
L’obiettivo non è ovviamente quello di contrastare una patologia che essendo progressiva seguirà il suo corso in maniera più o meno rapida a seconda dei casi, ma quantomeno consentire alla persona di poter sperimentare un contatto intenzionale, spontaneo e prezioso con la realtà e le persone che ne fanno parte anche durante le fasi più avanzate della patologia.