Oggi parliamo della più antica e radicata delle emozioni: LA PAURA.

Essa è descrivibile come uno stato di vigilanza, una compagna e sentinella fedele sempre pronta a farci capire quando siamo di fronte ad un pericolo in termini non solo prettamente fisici ma anche in situazioni potenzialmente dannose dal punto di vista emotivo. Altro non è quindi che la previsione di un danno eventuale.
Essa, come tutte le altre emozioni, non riguarda solo il cervello ma si riflette su tutto il nostro organismo che tramite il sistema nervoso autonomo mette in guardia i vari organi ed apparati, causando batticuore, gola secca,sudore freddo, tensione muscolare, facendo si che la testa tenda ad incassarsi nelle spalle e le mani corrano a proteggere testa appunto o petto. Una volta partito tutto questo percorso la persona può perdere quasi totalmente la capacità di razionalizzare o mantenere la mente lucida tant’è che occorrerà un pò di tempo perché tutta la condizione del soggetto ritorni all’equilibrio.
Il termine paura ha di certo più digradazioni,stili comportamentali che non di rado i nostri assistiti mostrano nel setting musicoterapico, ovvero esitazione, titubanza, diffidenza, timore,apprensione,angoscia sino al panico, ma fortunatamente queste sono condizioni passeggere in quanto l’organismo è comunque messo a dura prova per cui non possono permanere a lungo. E se l’esitazione e la diffidenza le noto molto spesso nei bimbi che seguo ai primi incontri, l’apprensione, l’angoscia e il timore più grandi abitano l’animo dei loro genitori verso cui rivolgo la più totale comprensione, rassicurandoli di conseguenza.
Importante soprattutto nei primissimi incontri è contattare dal punto di vista emozionale il nostro assistito e la sua famiglia, sintonizzandoci con l’altro da noi. Tutto ciò è avvalorato dalle numerose ricerche sui “neuroni specchio”, svolte negli USA e in Germania anche sull’uomo, per comprendere la potenza preziosa della comunicazione non verbale. Questo spiega anche perché spesso le emozioni sono contagiose e questo è visibile sin dal primissimo rapporto madre/bambino, in cui la madre da significato e valore al linguaggio del corpo del neonato, alle sue prime espressioni vocali percependo e soddisfacendo il piccolo in ogni suo bisogno.
Anche se non è sempre facile o spontaneo dobbiamo comunque ricordarci di percepire le nostre emozioni, fra cui la paura, come nostre fedeli compagne che fanno modulare corpo e mente a seconda delle situazioni e degli eventi che incontriamo nel nostro cammino.
ORA PICCOLI CONSIGLI DI GESTIONE:
SE IN UN MOMENTO PARTICOLARE NON RIESCI A CONTENERE LA TUA PAURA :
Anzitutto non giudicarti, ma accogli questo tuo momento in cui sei particolarmente sensibile e vulnerabile;
Controlla e regolarizza il tuo respiro magari con esercizi di respirazione diaframmatica in posizione distesa se ti è possibile.
Se hai a fianco a te qualcuno con cui parlare non trattenerti dal condividere il tuo stato in quanto le parole più razionali e lucide dell’altra persona ti aiuteranno a ritrovare l’equilibrio.
Se invece sei solo prendi carta e penna e inizia a scrivere il flusso di pensieri che ti attraversa, scrivendo in maniera ritmica ed il gesto stesso dello scrivere così controllato, aiuterà a stabilizzare anche il respiro. Così le sensazioni si trasformeranno in pensieri, i pensieri in parole e frasi e avrai già messo in atto un valido strumento di elaborazione. Poi con calma rileggi il tutto e ancora una volta non giudicarti,sottolinea se vuoi le parole chiave e così facendo avrai in mano le tue sensazioni, potrai rileggerle tempo dopo capendo che magari il tutto è passato e tu avrai solo attraversato una esperienza in più nel viaggio della vita, che sicuramente ti avrà comunque lasciato un insegnamento importante.
Infine ricorda “La paura non può essere senza speranza, e nessuna speranza senza paura”.B. Spinoza